resa carne da intrichi meravigliosi di meccanismi
e di fili,
conduttori e generatori,
alimentatori e promotori di moto e di pensiero,
di azione e di vita indipendente
perché da Me e da Me solo dipendente.
Geloso di voi egli fu, e accecato
dalla sua stessa gelosia,
sentimento contrario al Mio desiderio di libertà
per voi,
che lo desideravo donarvi come dono supremo
in rispetto dell'intelligenza che vi avevo donato,
della possibilità di comprensione
e della possibilità di amore
che non fosse solitudine, dentro voi stessi e tra voi stessi,
come per lui avveniva
e come per loro - i suoi compagni - avveniva,
geloso dunque che Io a voi avessi dato
ciò che a lui non avevo dato,
se ne volle impadronire, affinché a lui obbedissero
coloro che lo avevo invece reso liberi di amarMi e di adorarMi
in adorazione della Mia gioia e della Mia immensa felicità
della quale Io li avevo per sempre resi partecipi.
Geloso egli fu,
e per questo attentò ancora una volta alla Mia
supremazia,
dopo che già una volta ci aveva provato
e dopo che già una volta tanto in basso era caduto,
in un regno di morte e in un regno di buio.
Ancora una volta Mi sfidò, per toglierMi,
a Me che ne ero il creatore,
la Mia creatura prediletta,
il frutto del Mio amore che già del Mio stesso amore viveva
e per il Mio stesso amore già procreava.
Ancora una volta Mi sfidò
dando morte alla vita e male al bene,
stupidità alla saggezza
e curiosità alla tranquillità innocente.
E più in basso questa volta lui cadde,
ridotto anche lui al ruolo di animale,